Assenza alla visita fiscale: condotta collaborativa e necessità indifferibili esimono dalla responsabilità


In riferimento alla questione dell’assenza del lavoratore in malattia alla visita medica di controllo, con conseguente mancato riconoscimento dell’indennità di malattia da parte dell’Inps, l’accertamento giudiziale deve essere effettuato in ragione della finalità di appurare quali siano state le ragioni di indifferibilità dell’allontanamento dal domicilio allegate dal lavoratore e di verificare i motivi della mancata collaborazione con l’ente previdenziale, sia che si tratti di un caso di una situazione cogente che abbia reso indifferibile la presenza del lavoratore in luogo diverso dal proprio domicilio durante le fasce orarie di reperibilità, oppure di una mera evenienza (Corte di Cassazione, sentenza 22 luglio 2019, n. 19668)


Una Corte d’appello territoriale, riformando la sentenza emessa dal Tribunale di prime cure, aveva accolto l’appello proposto da un lavoratore nei confronti dell’Inps per il riconoscimento dell’indennità di malattia. Nello specifico, la Corte aveva rilevato che il ricorrente aveva provato che in occasione dell’allontanamento dal domicilio durante le due visite mediche di controllo si era recato a ritirare i referti delle analisi cliniche alle quali si era sottoposto ed inoltre aveva fatto ricorso all’intervento di uno specialista.
Avverso tale sentenza ricorre in Cassazione l’Inps con un unico motivo, rappresentando che la Corte di merito si fosse limitata a verificare che il lavoratore era assente nell’arco temporale di reperibilità, senza accertare la ricorrenza di un giustificato motivo, socialmente apprezzabile in quanto caratterizzato dalla indifferibilità ed urgenza dell’attività da svolgere nelle fasce orarie previste per le visita di controllo.
Per la Suprema Corte il motivo è fondato. L’ingiustificata assenza del lavoratore alla visita di controllo, da cui deriva la decadenza, in varia misura, del lavoratore medesimo dal diritto al trattamento economico di malattia (art. 5, co. 14, D.L. 12 settembre 1983 n. 463, conv. in L. 11 novembre 1983 n. 638), non coincide necessariamente con l’assenza del lavoratore dalla propria abitazione, potendo essere integrata da qualsiasi condotta dello stesso lavoratore, pur presente in casa, che sia valsa ad impedire l’esecuzione del controllo sanitario per incuria, negligenza o altro motivo non apprezzabile sul piano giuridico e sociale. La prova dell’osservanza del dovere di diligenza incombe al lavoratore (ex multis, Corte di Cassazione, sentenza 22 maggio 1999, n. 5000).
In altri termini, il potere dell’ente previdenziale “debitore” di verificare il fatto generatore del debito (prima di pagare) non può essere vanificato dalla contrapposta facoltà del lavoratore preteso “creditore” di sottrarsi alla verifica, se non per serie e comprovate ragioni, quale l’indifferibile necessità di recarsi presso un luogo diverso dal proprio domicilio, e considerato l’obbligo di cooperazione in capo all’assicurato per la realizzazione del fine di rilevanza pubblica di impedire abusi di tutela. Altresì, l’allontanamento dall’abitazione indicata all’ente previdenziale quale luogo di permanenza durante la malattia è giustificato solo quando tempestivamente comunicato agli organi di controllo; diversamente, se tale comunicazione sia stata omessa o sia tardiva, pur non venendo meno automaticamente il diritto, l’omissione o il ritardo devono a loro volta essere giustificati (Corte di Cassazione, sentenza 9 novembre 2002, 15766).
Nella fattispecie la Corte di appello ha fondato la propria decisione senza procedere allo specifico accertamento delle peculiarità delle circostanze che sole giustificano l’assenza e che risiedono nella necessaria dimostrazione dell’indifferibilità della allontanamento dal proprio domicilio.